ieri ho chiesto al collega iraniano che cosa ne pensa della situazione attuale. mi ha risposto che non è preoccupato, perché tanto “i media stranieri sono controllati dai ricchi israeliani [nota: io sospetto che lui legga soltanto siti iraniani, pesantemente censurati] e quindi fanno vedere solo quello che vogliono, e comunque le persone che sparano sulla folla non sono né poliziotti — ha detto proprio: “mica possono sparare contro degli innocenti, no?, sarebbe illegale” — né tanto meno appartengono a corpi para-militari non ufficiali: sono terroristi finanziati dagli americani, nascosti in mezzo alla gente”.
ha aggiunto: “e in fondo gli stati uniti mica si facevano dei problemi per via della violazione dei diritti umani, quando anni fa passavano al governo iracheno le armi da tirare addosso a noi. e io, che vengo da una città piuttosto vicina al confine con l’iraq, la guerra me la ricordo bene, eccome, anche se al tempo ero solo un bambino. e poi loro — dice, ancora una volta parlando degli americani — non hanno idea di cosa significhi stare in mezzo tra iraq, pakistan e afghanistan, non possono di punto in bianco venirci a dire cose è giusto e cosa invece è sbagliato.”
[nota: lui, o almeno così dice, non ha votato per ahmadinejad. però ci tiene a sottolineare che questi ha fatto tanto, in quanto a politica interna, riducendo la povertà e destinando ingenti finanziamenti alle università locali. solo, sostiene lui, “dall’estero questo non lo vedete, dall’estero vi chiedete solo come sia possibile che prenda tutti quei voti. è possibile, eccome, e io in fondo devo ringraziare lui se sono qui in danimarca a studiare”]
traetene voi le vostre conclusioni, per favore. la sottoscritta manca della cultura socio-politica necessaria per poter parlare della situazione iraniana con cognizione di causa (lungi da me anche solo provarci), ed è tuttora piuttosto sconvolta dalla risposta ricevuta (“sono tranquillo, non sta succedendo niente di preoccupante”). pur non giustificando certi pregiudizi (né accettando il rifiuto totale della stampa estera, da parte del mio collega), credo tuttavia di aver capito alcune cose. e credo che non le avrei mai capite, se non avessi potuto confrontarmi, direttamente, con un iraniano.
ora come ora, se qualcuno mi chiedesse perché mi piace tanto il mio lavoro, anche se di fatto ho appena iniziato, non avrei alcuna esitazione a rispondere.
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paese: e’ molto piu’ facile affermare...una realta’ sgradevole sia
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