strepitumblr!

I read. I write. I steal thoughts.

(quanto segue è la versione originale del post citato ieri da puscic, inizialmente pubblicato altrove)

a volte è un sollievo, lo confesso, potermi disinteressare della situazione politica italiana. scegliere di non leggere i quotidiani online (né italiani, né stranieri), buttare un occhio qua e là sulla dashboard giusto per capire che aria tiri, senza approfondire nulla, evitare l’argomento “politica italiana” coi colleghi, sia italiani che stranieri.

quando sono andata via dall’italia, qualcuno mi ha guardata come quella che aveva rinunciato a lottare, quella che aveva smesso di credere che un cambiamento fosse realmente possibile. qualcuno mi ha detto che partire era un bene, invece, a patto che poi alla fine del dottorato me ne tornassi in italia col know how maturato in danimarca, per fare qualcosa di buono in patria (come fanno i cinesi, per dire). qualcuno mi ha detto che stavo per buttare via tre anni della mia vita, e che italia o danimarca non faceva nessuna differenza, qualcuno mi ha accusata di ingratitudine nei confronti della mia famiglia. qualcuno invece mi ha detto che andare via, scappare, era l’unica soluzione possibile, nelle circostanze attuali.

tra le motivazioni che mi hanno portata a questa scelta (che sono tante, sia chiaro), posso elencare il fatto che, semplicemente, la danimarca mi ha offerto una possibilità che l’italia non mi ha saputo dare, sia in termini di esperienza umana/professionale, che in termini di stabilità economica. mi ritengo estremamente fortunata, per questa gigantesca occasione che mi si è presentata, e sono assolutamente certa che qualcuno molto più meritevole di me non ne avrà mai di simili, purtroppo. perché l’italia, quella che ho vissuto io per ventisei anni della mia vita, non ha ancora imparato a valorizzare il merito, a scommettere (e scusate la pessima scelta del termine) sulla capacità e sulla dedizione delle persone, a lungo termine. credo che questo valga anche e soprattutto a livello politico: fino a che continueremo a chiedere tutto e subito, fino a che non impareremo a essere un minimo lungimiranti, a guardare anche oltre il nostro naso, fino a che racconteremo a noi stessi che il male minore non è poi così male, fino a che avremo paura di mettere in gioco quello che abbiamo e che siamo, resteremo l’italietta mediocre di cui il mondo si fa beffe.

mia madre è rimasta sconvolta, un giorno che al telefono le ho detto che a volte è imbarazzante, essere italiana. non ti devi vergognare di essere italiana, mi ha risposto. ora, vi garantisco che l’ultima cosa che voglio è dovermi vergognare di essere italiana, se non  altro perché credo ancora che la nostra cultura meriti tutto l’orgoglio possibile. sono italiana e lo sarò per sempre, dovessi anche un domani decidere di chiedere una cittadinanza straniera e rinunciare al mio passaporto. vi garantisco però che ogni volta che mi sento ripetere frasi del tipo “ah però sei brava, pur essendo italiana” o “parli inglese davvero bene, pur essendo italiana”, o ancora “strano che ascolti della musica decente, pensavo che in italia ascoltaste tutti della roba insulsa”, ogni volta che qualcuno si gira verso di me e con un ghigno mi chiede dell’ultima cretinata berlusconiana, e di come sia possibile che in tanti lo votino, ogni volta che qualcuno mi suggerisce di risolvere i miei problemi facendo ricorso alla più efficiente azienda multiservizi italiana (cioè la mafia), a me verrebbe da urlare. urlare forte, anche.

non mi vergogno di essere italiana. mi vergogno dell’ignoranza che va prendendo piede in italia, questo sì, mi vergogno del fatto che tanti miei connazionali si disinteressino di quello che il resto del mondo pensa del nostro paese. mi vergogno di chi, non avendo la possibilità o la curiosità di dialogare con persone appartenenti ad altre culture, pretende che il proprio punto di vista debba essere accettato e condiviso da tutti.

me la prendo sempre meno coi politici, sempre più con gli elettori, con chi si tappa gli occhi e le orecchie (o se li lascia tappare) e poi finge di non aver visto né sentito niente, e poi si arrabbia perché non ha visto o sentito niente. me la prendo con chi mi accusa di aver abbandonato la nave mentre stava affondando, come se infliggendo a me stessa anni e anni di precariato avrei potuto realmente cambiare qualcosa. guardiamoci in faccia: qui c’è bisogno di una ridefinizione totale delle priorità a lungo termine, c’è bisogno di capire cosa va perseguito e a che prezzo, e in quanto tempo vedremo i primi risultati. c’è bisogno di pazienza, c’è bisogno di fiducia, c’è bisogno di costanza. e in una nazione esposta a una redistribuzione semestrale del consenso, com’è adesso l’italia, questo non è proprio possibile.

Notes

  1. strepitupido posted this