A volte è tutto così semplice. Basta farsi la domanda giusta. Basta prendere un posto sul pullman vicino al finestrino e srotolare la pellicola che avvolge un nuovo disco. L’emozione di sfogliarne il booklet, ogni volta come fosse la prima. Mi chiedo se ci saranno scritti i testi all’interno. Mi chiedo sempre se ci sono scritti i testi all’interno. Quando non ci sono mi sento ferita, come un bimbo deluso dal suo regalo di Natale. Quando non ho le parole mi sento incompleta. Alla mia anima manca qualcosa. Ma io non lo so cos’è l’anima, so solo che non è, e Parmenide diceva che pensare il non essere equivale a non pensare. Dunque a quel qualcosa a cui non sto pensando manca qualcosa. E se non la sto pensando quella cosa non esiste, dunque chi se ne frega se le manca qualcosa? D’altra parte, in quanto non esistente si suppone che le manchi proprio tutto. Parmenide mi ha sempre convinta.
Juditta » donna sull’orlo di una crisi di nervi